69) Quine. Sull'empirismo.
Willard Quine (n. 1908), filosofo statunitense,  noto come
studioso dell'empirismo e degli enunciati analitici. Per lui tutto
il mondo della conoscenza  un prodotto dell'uomo. Nella
conoscenza l'apporto dato dall'esperienza  marginale, nel senso
che tocca i margini.
W. V. O. Quine, I due dogmi dell'empirismo, traduzione italiana in
Il problema del significato, a cura di E. Mistretta, Ubaldini,
Roma, 1966, pagine 40-41 (vedi manuale pagina 323).

 Tutte le nostre cosiddette conoscenze o convinzioni, dalle pi
fortuite questioni di geografia e di storia alle leggi pi
profonde della fisica atomica o financo della matematica pura e
della logica, tutto  un edificio fatto dall'uomo che tocca
l'esperienza solo lungo i suoi margini. O, per mutare immagine, la
scienza nella sua globalit  come un campo di forza i cui punti
limite sono l'esperienza. Un disaccordo con l'esperienza alla
periferia provoca un riordinamento all'interno del campo; si
devono riassegnare certi valori di verit ad alcune nostre
proposizioni. Una nuova valutazione di certe proposizioni implica
una nuova valutazione di altre a causa delle loro reciproche
connessioni logiche - mentre le leggi logiche sono soltanto, a
loro volta, certe altre proposizioni del sistema, certi altri
elementi del campo. Una volta data una nuova valutazione di una
certa proposizione dobbiamo darne un'altra anche a certe altre,
che possono essere proposizioni logicamente connesse con la prima
o esse stesse proposizioni di connessioni logiche. Ma l'intero
campo  determinato dai suoi punti limite, cio l'esperienza, in
modo cos vago che rimane sempre una notevole libert di scelta
per decidere quali siano le proposizioni di cui si debba dare una
nuova valutazione alla luce di una certa particolare esperienza
contraria. Una esperienza particolare non  mai vincolata a
nessuna proposizione particolare all'interno del campo tranne che
indirettamente, per delle esigenze di equilibrio che interessano
il campo nella sua globalit.
Se tutto ci  giusto, non  affatto corretto parlare del
contenuto empirico di una certa proposizione particolare -
specialmente se si tratta di una proposizione molto lontana dalla
periferia del campo. Ed inoltre diventa assurdo cercare una
qualsiasi linea di demarcazione fra proposizioni sintetiche, che
si fondino sull'esperienza contingente, e proposizioni analitiche,
che valgono quali che siano i dati dell'esperienza. Le
proposizioni si potrebbero far valere in tal modo se facessimo
delle rettifiche sufficientemente drastiche in qualche altra parte
del sistema. Persino una proposizione molto vicina alla periferia
si potrebbe ritenere vera malgrado qualsiasi esperienza contraria
adducendo a pretesto un'allucinazione o modificando alcune di
quelle proposizioni che si chiamano leggi logiche. Analogamente,
per converso, nessuna proposizione  immune, per le stesse
ragioni, da correzioni.
Novecento filosofico e scientifico, a cura di A. Negri, Marzorati,
Milano, 1991, volume secondo, pagina 876.
